martedì 25 dicembre 2012

LETTERE DI NATALE DEI MISSIONARI: Maria e Carolina

Si avvicina il Natale: raggiunga ciascuno di voi, amici e parenti, il nostro augurio di un Natale vero e pieno di gioia!

“Ha fatto cadere dentro di me,
nel luogo più ignorato e più profondo,
una parola in cui palpita il mistero,
una parola nel mio grembo per donarla al mondo.
Come potrà uscire da me questa parola,
da me che non sono né grande né sapiente?
Ma lo Spirito Santo
– io sono la sua serva –
se vuole che nasca da me, metterà la sua mano.
La vergine Maria trabocca di felicità.
La vergine Maria si trova immersa
nella dolcezza di Dio.
I rovi sono in fiore
intorno al giardino
intorno alla mia gioia.”

Poesia di Marie Noël (1883-1967)


lunedì 24 dicembre 2012

Maria racconta la sua esperienza con i carcerati brasiliani

Ero carcerato e mi siete venuti a visitare” (link al blog di Maria e Carolina)

Secondo  dati   ufficiali  al   giugno   del   2011   la   popolazione   carceraria   del   Brasile   era   di 496.251 carcerati, 40% dei quali provvisori, in attesa di giudizio: tra il 2000 e il 2010, il 
numero di carcerati in tutto il Paese è raddoppiato di numero.
Nel Maranhão la stima è di circa 6.000 detenuti; le cause principali di detenzione sono, in  ordine: spaccio di droga, furto e assalto, uso di armi e omicidio.

Una cosa è certa: la sovrappopolazione carceraria rimane una realtà in tutto il Brasile, e le condizioni a cui sono costretti a vivere detenuti e detenute sono, il più delle volte disumane e impietose.

È molto recente la dichiarazione del ministro della giustizia Josué Eduardo Cardozo che, parlando delle condizioni del sistema penitenziario brasiliano, ha detto: “preferirei morire piuttosto che scontare la pena in alcuni presidi brasiliani, dove persone sono accalcate senza nessuna dignità, vivendo tra le feci, subendo aggressioni e senza i diritti umani rispettati”.

Risale al 2008 la CPI (Commissão Parlamentar de Inquérito - Commissione Parlamentare d’inchiesta   )   promossa   dal   governo   federale   per   verificare   la   situazione   delle   carceri brasiliane:   corruzione,   impunità,   crimine   organizzato   all’interno   stesso   delle   carceri, violazione dei diritti umani basilari sono alcuni degli elementi rilevati durante gli otto mesi di attività della Commissione (1)

Nel 2011 Amnesty International denunciava ancora l’utilizzo di pratiche di tortura da parte di forze dell’ordine e di funzionari all’interno delle carceri e delle stazioni di polizia, al momento dell’arresto, durante gli interrogatori e lungo il periodo di detenzione.
In generale si può affermare che il problema del sistema penitenziario, pur essendo al centro di molti discorsi, rimanga, a tutti gli effetti, ai margini degli impegni politici e degli interessi della società.

E “ai margini”, effettivamente,   os   presos   (“i   presi”   ossia   i   detenuti)   lo   sono    anche fisicamente: il carcere di São Luis, per esempio, si trova a 15 kilometri dal centro, lungo la strada  che  conduce  fuori dell’isola, in  un’area di  122  ettari dove   è stato  costruito  un complesso che riunisce in pochi kilometri quadrati la maggioranza dei centri di detenzione di tutto lo Stato. È il famoso “Complexo de Pedrinhas”.

Quando ho iniziato a visitare il presidio femminile con il gruppo di Pastorale Carceraria non sapevo bene cosa mi sarebbe aspettato, cosa avrei dovuto fare o dire.
Non sapevo cosa mi spingeva a farlo: forse la voglia di conoscere una realtà nuova, forse il   desiderio di avvicinarmi per capire se il reo di crimine è spaventoso come ce lo figuriamo. Forse, semplicemente, la curiosità di vedere come sia possibile sopravvivere privati della libertà: difficile per chiunque immaginare una vita rinchiusa tra quattro mura, vedendo il sole   attraverso le grate anche durante l’ora d’aria e pensare che questa condizione possa durare mesi e anni.

-Il complesso di Pedrinahs come appare dall'esterno -
Nella testa avevo i racconti delle gente: le storie della ribellione successa un paio di anni fa  all’interno  del  carcere maschile, le descrizioni  delle  donne  costrette  a  perquisizioni vessatorie quando visitano i parenti, i pregiudizi nei confronti del carcere, recipiente dei peggiori delinquenti e “scarti della società”. Insomma, nulla di buono: “meglio che restino là dove non li possiamo vedere!”.
Quello che ho incontrato, nei fatti, sono state persone con una vita nel mondo fuori, e costrette   a convivere in uno spazio ristretto con gente mai conosciuta prima per ventiquattro ore al giorno: donne con una storia, dei figli, una famiglia.
Anche se, per fortuna, le condizioni abitative non sono pessime e disumane come in altri presidi, le storie che ascoltiamo sono sempre di sofferenza, sono parole tristi, a volte angosciate. 

Il sistema progressivo di esecuzione della pena, rende la possibilità di abbreviare il tempo di   detenzione   una   speranza   che   incentiva   molte   a   partecipare   delle   poche   attività promosse dalla direzione e a mantenere una buona condotta: ciò nonostante, il tempo in un carcere trascorre sempre lento e, vista la precarietà di vita dentro di una cella, gli stati d’animo negativi, la disperazione e lo sconforto bussano alla porta quasi tutti i giorni.
Nonostante il proposito di cambiare condotta per non finirci di nuovo in un posto come quello, alcune, purtroppo, in carcere ci sono già passate più di una volta: d’altronde, è proprio il contesto sociale in cui vivono e al quale ritornano, che induce, nella prevalenza dei casi a compiere il crimine (spesso legato allo spaccio di droga e sostanze stupefacenti) e a ricaderci nel giro di poco tempo. 
Sono persone, il più delle volte, già escluse dai cosiddetti circoli sociali nel mondo esterno, di   estrazione sociale bassa, povera, poco o per nulla scolarizzata,  spesso afro-discendente.
Nell’ala delle “provvisorie”, ad esempio, la maggioranza delle donne è in attesa da mesi di una sentenza (il tempo massimo dovrebbe essere di tre mesi): molte si affidano alla difesa d’ufficio   perché pagare un avvocato è privilegio solo  di chi può permetterselo e già sappiamo che chi i soldi ce li ha, di solito, in carcere non ci finisce nemmeno.
Quelle che facciamo sono visite semplici: una chiacchiera, una canzone, alle volte la celebrazione della Messa. 
Gli incontri avvengono durante il  banho de sol  (l’ora d’aria): metà delle donne, di solito, può uscire dalle celle, mentre le altre restano “dentro”.
La nostra è una presenza poco rumorosa, discreta: ascoltare una storia, dire una parola di conforto, dare un abbraccio durante un momento difficile ma essere anche un sostegno, informarsi dall’assistente sociale del perché una ragazza detenuta non è stata ancora visitata dal medico, portare uno spazzolino o dei vestiti a chi non sta ricevendo visite dei parenti. Tutte piccole azioni che, però, possono fare la differenza.

In tutto ciò quello che sto cercando di imparare è un nuovo modo di prendermi cura delle persone  che  incontro, senza  porre troppo l’attenzione  su quello che di male abbiano compiuto ma guardando con occhi diversi donne e ragazze che, nella loro vulnerabilità, stanno passando attraverso sofferenze e difficoltà.

Commettere un crimine e infrangere la legge richiede un risarcimento, un pagamento alla società: non è semplice superare l’ostacolo del preconcetto che riguarda un detenuto. 
Porre l’attenzione sulla persona  prima che sul crimine che ha commesso non è un passaggio facile né immediato: in qualche modo e in certi momenti la legge de taglione prende il sopravvento nei nostri ragionamenti. 
“Andare oltre” l’azione compiuta per guardare la storia, la vicenda umana, i sentimenti della persona che, nella maggioranza delle volte, coltiva un’immagine di sé negativa e autodistruttiva significa, prima di tutto, riporre fiducia in lei credendo che un futuro diverso e migliore può essere contemplato.
La Pastorale Carceraria, per quanto riconosciuta e rispettata, non è che un piccolo colibrì che tenta di spegnere un incendio: eppure con la sua presenza costante e fedele nelle carceri deve continuare ad affermare che compimento della pena non significa solo esecuzione di un castigo(2). 

Il periodo di detenzione dovrebbe trasformarsi in una possibilità effettiva di redenzione e educazione per queste persone: e il carcere, così come è pensato, è molte volte solo luogo privilegiato per formare delinquenti e criminali.
Mi piacciono le parole che ho letto poco tempo fa in un libro che affrontava l’argomento del sistema penitenziario: “È al cuore del delinquente che, per guarirlo, dobbiamo arrivare(…) La mancanza di amore non si riempie se non con l’amore. L’amore con l’amore si paga. La cura di cui il prigioniero ha bisogno è una cura di amore”.
(1) se qualcuno fosse interessato può guardare:
      http://www.youtube.com/watch?v=uKD0s0Qhxd4
(2) la storia racconta che un giorno nella foresta scoppiò un incendio talmente vasto che nessuno riusciva a spegnerlo: il colibrì, pur nella sua piccolezza, cominciò a volare dalla cascata al fuoco trasportando semplici gocce d’acqua. Il suo coraggio fu esempio per il resto degli animali a fare la loro   parte   e   a   salvare,   infine,   la   foresta.   L’insegnamento   è   che   non   importa   se   l’incendio   si spegnerà, l’importante è fare tutto quel che è possibile perché questo avvenga.

sabato 15 dicembre 2012

Intervista a Damiano e Francesca sulla loro esperienza brasileira

Contributo video nella trasmissione Il Più Grande Spettacolo (VAI AL LINK)

Contributo per la terza puntata della trasmissione "Il Più Grande Spettacolo", trasmissione in onda su Tele Pace e realizzata in collaborazione tra la stessa emittente e il Centro di Pastorale Adolescenti e Giovani di Verona. Questo video racconta la storia di Damiano e Francesca e il loro figlio Isacco con il quale hanno fatto la scelta di passare parte della propria vita a servizio in Brasile

venerdì 14 dicembre 2012

5 anni di Fondazione Giustizia e Pace si Abbracceranno

La Fondazione JPA (Giustizia e Pace si Abbracceranno) è nata nell'ottobre del 2007 come braccio operativo della Parrocchia Santissima Trinità. Oggi organizza corsi e attività per le persone e le famiglie più carenti e bisognose di Cidade Olimpica e dintorni. Il 12 dicembre 2012 inoltre ha inaugurato la sua nuova sede costruita grazie alla collaborazione della Segreteria dei Diritti Umani, dell'Assistenza Sociale e Cittadinanza dello Stato del Maranhão e offerte giunte dall'Italia.
Questo il video istituzionale della Fondazione, in portoghese, ma sottotitolato in italiano.


lunedì 3 dicembre 2012

Newsletter della famiglia: una festa da sogno!



Scrive Damiano
Newsletter 26: “I 3 del mese”
3 dicembre 2012: Una festa da... sogno

Stavo sognando. Ho sognato che gli adolescenti e i giovani della nostra Parrocchia Santíssima Trindade, volevano organizzare un evento dal titolo Vem Louvar (Vieni a Lodare). Ho sognato che abbiamo partecipato a decine di riunioni per organizzarlo, che i compiti erano tutti suddivisi e che abbiamo voluto anche organizzare una super lotteria per guadagnare qualcosa per i giovani della nostra parrocchia che andranno alla GMG di Rio de Janeiro l’anno prossimo. E poi ho sognato che quel 22 novembre é andata cosi...
Mattino del 22 novembre. Mentre Jhonatan e altri giovani si incontrano con i responsabili di ognuna delle 9 comunità della nostra Parrocchia per fare il bilancio della vendita dei biglietti della lotteria, io, Dira e Darlan andiamo in cerca di un impianto sonoro... quello che doveva arrivare gratis attraverso un politico, non arriva più. Arriviamo a casa di Leo, uno che affitta impianti acustici. Ci spara una cifra alta, abbassiamo il prezzo. Dira chiama una politica che conosce: lei ci aiuterà ad abbassare i costi! Peró manca il camion per trasportare il super impianto... Corriamo al negozio di materiale di costruzione... ci prestano il loro camioncino! Lascio Dira e Darlan con loro e vado a recuperare la bici, uno dei premi della lotteria. Nel frattempo in casa nostra, Chicca con altre 4 ragazze/signore della Parrocchia sta preparando pizze per venderle a fette al baracchino della gioventú... Finchè i due amici recuperano l’impianto, io, girando con la Fiat Strada, pick-up multiuso che ha pure la cassa sonora sul tetto, con la quale divulgo l’evento per le vie di Cidade Olimpica, arrivo nel luogo dell’evento. Il politico che doveva darci le casse, ci ha dato per lo meno il palco e ci ha permesso di chiudere l’avenida! Cioè uno stradone chiuso tutto per noi (vedi foto a lato). Con l’aiuto degli uomini della comunità Jesus Misericordioso viene montato il palco: un palco vero e proprio in ferro. I giovani continuano il lavoro mettendo panni e stoffe colorate per abbellirlo. Arriva l’impianto: esagerato! Dira intanto va a comprare con i soldi della lotteria il resto dei premi: un cellulare, un tablet, un ventilatore. Il primo premio sono 1000,00 reais! Premio allettante!
Pranzo: alcuni in casa, altri un riso e fagioli sul palco, noi in casa con un pezzo delle tantissime pizze preparate!
Pomeriggio. È una corsa contro il tempo. I giovani preparano il banchetto per vendere da mangiare la sera, Leo monta il proprio impianto, gli uomini della comunità Divino Spirito Santo vanno con le macchine della parrocchia a recuperare le bande che avrebbero dovuto suonare la sera, io e Dira andiamo nell’ordine: a recuperare i tavoli per il banchetto, il cibo da vendere (torte, torte salate, pasticci, bibite) in casa delle famiglie della comunità Santissima Trinità che hanno generosamente aiutato donando il tutto. Poi c’era da reperire un tecnico dell’elettricità, per attaccarci (illegalmente) con i cavi elettrici del super impianto ai fili della luce pubblici, perché quelli delle case intorno non sopportavano il voltaggio. Conosciamo un ragazzo ventenne capace di farlo. Recuperata una scala, non sufficientemente lunga, la appoggiamo sul cassone del pick up e lui sospeso tra gli intricati fili dell’impianto pubblico, dá luce e suono al nostro palco!!
Si riparte. Arrivano le bande, fanno il sound check, arrivano gli uomini della comunità Assunção, indossano le casacchine catarifrangenti e, dopo un Padre Nostro in cerchio, iniziano il loro servizio di vigilanza.
Sono le 20 quando inizia a suonare il primo gruppo. Di gente non ce n’è molta, d’altronde in tv sta terminando il derby Flamengo-Vasco e, in questo Brasile, il calcio viene prima di tutto! Io continuo i miei giri: prima i vari giovani che hanno lavorato durante il giorno e che erano tornati a casa per una doccia rapida, poi le pizze che nel frattempo Chicca sta sfornando a ritmo industriale, infine alle 21.30 anche lei e Isacco riescono ad arrivare alla festa! Di gente, dopo la partita, ne arriva tanta. La musica altissima riecheggia per le vie di Cidade Olimpica, il banchetto vende parecchio e anche i biglietti della lotteria vanno a ruba.
Il tutto finisce alle 22.30 circa. Tutti felici se ne tornano a gruppi a casa. Noi sbaracchiamo fino a mezzanotte inoltrata. La famiglia di Rosa ci presta una sala per metterci l’impianto audio (il camion di ritorno arriverà domani), stacchiamo i cavi, mettiamo in ordine, le bande vengono riportate a casa, l’impresa del palco arriverà lunedì a riprenderselo (e cosi la via resterà chiusa anche la domenica e un ubriaco di notte in moto é riuscito pure a schiantarvisi contro, senza danni!).
E il salvadanaio ci dice a fine giornata che c’è pure un guadagno di 1300 reais, che vanno ad aiutare i 38 giovani della nostra parrocchia che andranno alla GMG.
Che bello, che lavoraccio peró! Ma per fortuna è stato solo un sogno... o forse no?
BUON AVVENTO!
Un grande abbraccio, uniti nella preghiera
Ciao
Chicca, Damiano e Isacco

mercoledì 10 ottobre 2012

GMG di Rio: ci stiamo preparando!

Sono una trentina i giovani di Cidade Olimpica che si stanno preparando per vivere l'esperienza della Giornata Mondiale della Gioventù che sarà a Rio de Janeiro nel luglio del 2013. Un periodo di preparazione fatto di sacrifici (soprattutto economici), ma anche di preparazione spirituale e personale.
Dopo l'esperienza di Rio i giovani di Cidade Olimpica aspettano nella loro parrocchia Santissima Trindade i giovani veronesi che si aprresteranno a vivere la stessa esperienza, per continuare nello scambio tra la diocesi di Verona e quella di São Luis. Questo il video/invito per i giovani veronesi, per poter partecipare a questo grande evento della \Chiesa.




venerdì 21 settembre 2012

Nuova Parrocchia dall'aria "veronese"

Nella vicina Cidade Operaria é stata eretta domenica 16 settembre una nuova Parrocchia. Il nuovo parroco portoghese fa parte dei Poveri Servi della Divina Provvidenza del don Calabria e ha operato per oltre 15 anni a Verona. Inoltre trova in parrocchia le tre Sorelle della Sacre Famiglia, suore veronesi da moltissimi anni in terra brasiliana. Questo il testo che ha scritto suor Luciana nel giorno della fondazione della nuova parrocchia e poi alcune foto.

Domenica 16 settembre 2012
Erezione della nuova parrocchia: "Madre della Divina Provvidenzia "
Domenica 16 settembre, con una solenne e bella concelebrazione, presieduta da Mons. José Belisario, Arcivescovo di S. Luis del Maranhão, la Congregazione Dei Poveri Servi della Divina Provvidenza ha preso possesso di una nuova parrocchia: "Mãe da Divina Providência ", nata dallo smembramento della precedente S. Giovanni Calabria. Smembramento che si é reso necessario per il gran numero di abitanti della regione e per l´estensione territoriale della parrocchia S. Giovanni Calabria.
La nuova parrocchia ha come sede provvisoria la chiesa di S. José Operario, in Cidade Operaria. Sono stati nominati anche il parroco, Padre Manuel Olivera e il vicario parrocchiale, Padre Sander Patalo. 
Si fa sempre piú urgente l´annuncio e una attenzione speciale alle famiglie e a tutto quelle persone che vengono a vivere nelle periferie di Cittá Operaria. Questo permette una vicinanza al popolo e anche  un sevizio e un annuncio della Parola piú efficace.
Auguriamo frutti abbondanti con la protezione di Maria Mãe da Divina Providência.
                                                                                                                Sr. Luciana e sorelle di S. Luis







Suor Luciana con il "nostro" padre Orazio durante lo scambio della pace nella Santa Messa di fondazione della nuova Parrocchia






il nuovo parroco, Padre Manuel (a sinistra) con l'arcivescovo di São Luis, mons. Belisario.


Un momento della celebrazione solenne